COME SAPERE SE NEGLI EDIFICI C’E’ IL GAS RADON E COME PROCEDERE

In Italia il nuovo decreto n.101/2020, ha imposto che tutti i fabbricati sia ad uso abitativo, che quelli destinati a luoghi di lavoro, vengano monitorati per accertare la presenza del gas radon con concentrazioni superiori ai 300 Bq/m3. La competenza spetta ai geometri, architetti, ingegneri iscritti all’Albo professionale che abbiano seguito un corso specifico di formazione di 60 ore.

Il gas radon è naturale ed è quasi onnipresente, ma in alcuni edifici si accumula al punto da rappresentare un grave rischio per la salute. Il gas radon,  si intrufola nelle case e in ogni luogo di lavoro, scuole, palestre, locali commerciali con risultati drammatici: uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che alte dosi di questo gas , quando concentrate all’interno degli edifici, raddoppiano il rischio di cancro ai polmoni anche in persone che non hanno mai fumato.

Il gas radon all’esterno degli edifici non costituisce un pericolo, lo diventa negli ambienti chiusi se inalato, penetra dal suolo e da ogni tipo di fessura, anche la più microscopica.  I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Il radon si può trovare anche nell’acqua potabile. I terreni granitici, sabbiosi e ghiaiosi favoriscono la superficie del gas perché sono più porosi, mentre terreni argillosi e compatti, meno permeabili, permettono di emanare una minore concentrazione di radon. L’Italia è altamente radioattiva e secondo le nuove disposizioni legislative tutti gli ambienti vanno valutati e monitorati.

Gli interventi possibili

Per valutare la concentrazione del gas radon, vanno utilizzati dei dosimetri, che possono essere acquistati presso l’Enea, l’Arpa regionale o laboratori certificati. E’ opportuno farsi supportare da un Esperto Qualificato in Risanamento da gas radon (architetto, ingegnere, geometra – come previsto dall’art.15 del D.lgs 101/2020), accertandosi che abbia conseguito la qualifica acquisita con un corso di formazione di 60 ore, chiedendo ad esso la copia dell’attestato di frequenza.

Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti in cui si vive, ci sono diversi modi (con diversa efficacia) per ridurne la concentrazione nei luoghi chiusi, tra cui:

  • depressurizzare il suolo, realizzando sotto o accanto la superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato a un ventilatore. In questo modo, si crea una depressione che raccoglie il gas e lo espelle nell’aria esterna all’edificio
  • pressurizzazione dell’edificio: aumentando la pressione interna, si può contrastare la risalita del radon dal suolo.
  • migliorare la ventilazione dell’edificio
Un esempio di mitigazione negli edifici esistenti

Nel caso le concentrazioni misurate nell’arco di un anno siano superiori ad una media di 300 Bq/m3, l’ Esperto Qualificato in Risanamento da gas radon individuerà la tecnica di mitigazione più congeniale per l’edificio monitorato.

Tutti i proprietari di attività commerciali, aziende, dirigenti scolastici, gestori di palestre, studi medici, professionali, ecc, hanno l’obbligo secondo l’art.17 del Decreto 101/2020 di procedere alle verifiche. Se le concentrazioni non superano i 300 Bq/m3, ripeterà le misure dopo otto anni, se invece sono superiori dovrà entro due anni attraverso il tecnico qualificato in risanamento attuare misure correttive per abbassare i livelli e ripetere la valutazione dopo quattro anni.

Fondamentale è, fare in modo che per le nuove costruzioni si adottino criteri anti-radon, come sigillare le possibili vie di ingresso dal suolo, predisporre un vespaio di adeguate caratteristiche cui poter facilmente applicare, se necessario, una piccola pompa aspirante ecc. La nuova normativa prevede che già dal 2024 le concentrazioni per le nuove costruzioni non dovranno superare i 200 Bq/m3.

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