ATTACCO A TERRA E GAS RADON: DOVE EDIFICIO E SUOLO SI INCONTRANO

L’attacco a terra è il punto in cui edificio e suolo si incontrano: un sistema che unisce forma architettonica, esigenze funzionali e soluzioni tecniche legate alle caratteristiche del terreno.

Il Decreto Legislativo 101/2020, in vigore dal 27 agosto 2020, disciplina la protezione dal radon nei luoghi di lavoro e abitazioni, ponendo un limite di 300 Bq/m³ (media annua). Il decreto obbliga a valutazioni specifiche quando si effettuano interventi strutturali sull’attacco a terra (fondamenta, vespaio, pavimentazione), considerati punti critici per l’ingresso del gas dal suolo.

L’espressione attacco a terra è formata da due termini che, considerati insieme, descrivono l’insieme articolato delle opere edilizie e delle soluzioni tecniche necessarie a realizzare la connessione fisica, funzionale e prestazionale tra un edificio e il terreno su cui esso viene costruito. Non si tratta quindi di un semplice punto di contatto, ma di un sistema complesso che integra aspetti architettonici, strutturali, tecnologici e geotecnici, assumendo un ruolo determinante nella qualità complessiva dell’opera.

Il termine attacco richiama, da un lato, il modo in cui due elementi si uniscono o si relazionano tra loro; dall’altro, evoca l’idea di un inizio, di un punto generatore dell’intera costruzione. In ambito edilizio, esso indica il luogo in cui la struttura incontra il suolo e, al tempo stesso, il dispositivo tecnico che regola tale incontro. L’attacco a terra diventa così il punto in cui si definisce il rapporto tra l’edificio e il suo supporto fisico: un rapporto che deve garantire stabilità, durabilità, protezione dagli agenti atmosferici, controllo dell’umidità e delle dispersioni termiche, oltre a rispondere a esigenze estetiche e compositive.

Il termine terra, utilizzato come sinonimo di suolo, introduce invece la dimensione materiale e fisica del terreno, con le sue caratteristiche geologiche, meccaniche e idrologiche. Il suolo non è un semplice piano d’appoggio, ma un elemento attivo, con proprietà che influenzano direttamente le scelte progettuali e costruttive: portanza, permeabilità, presenza di acqua, composizione stratigrafica, eventuali fenomeni di instabilità o aggressività chimica. La conoscenza di tali aspetti, oggetto di studio della geologia e della geotecnica, è indispensabile per definire correttamente le modalità di fondazione e le opere di preparazione o trattamento del terreno.

L’unione dei due termini mette in evidenza come, nella progettazione dell’attacco a terra di un edificio, lo studio della forma, delle esigenze funzionali e delle intenzioni architettoniche debba necessariamente integrarsi con le problematiche tecniche che guidano le scelte costruttive e tecnologiche. La definizione dell’attacco a terra diventa così un processo interdisciplinare, in cui la ricerca di coerenza estetica si intreccia con la necessità di garantire prestazioni adeguate in termini di sicurezza strutturale, isolamento, durabilità e gestione dell’acqua. È proprio in questa intersezione tra linguaggio architettonico e requisiti tecnici che si costruisce la qualità dell’opera, poiché l’attacco a terra rappresenta uno dei punti più delicati e significativi dell’intero organismo edilizio.

Aspetti costruttivi e prestazionali dell’attacco a terra

Gli elementi costruttivi che definiscono l’attacco a terra e delimitano uno spazio interno devono garantire un’adeguata qualità ambientale, assicurando:
•ventilazione degli strati e degli spazi tecnici;
•tenuta all’umidità mediante separazioni con asfalto, vespaio aerato, giunti;
•protezione dalle infiltrazioni di acqua e gas radon tramite impermeabilizzazioni e sistemi di drenaggio;
•resistenza agli attacchi biologici, ad esempio tramite barriere in rame contro termiti e funghi;
•controllo dei consumi energetici attraverso adeguato isolamento termico.


Particolare attenzione è richiesta nella progettazione:
•dei solai di chiusura a terra,
•delle pareti dei locali interrati, che devono integrare strati drenanti, impermeabilizzanti, isolanti e sistemi di ventilazione (come intercapedini).
Queste considerazioni sono fondamentali anche nella progettazione orientata al miglioramento dell’efficienza energetica, all’interno di un sistema integrato costruzione–impianti.

È evidente che gli interventi di mitigazione del gas radon interessano direttamente l’attacco a terra (vespai, pozzetti, membrane, ecc), infatti coinvolgono in modo significativo le parti della struttura a contatto con il terreno fatta eccezione per le sole operazioni di sigillatura, che costituisce un intervento specifico e deve essere sempre eseguito in associazione a qualsiasi misura di mitigazione.
Nel caso di nuove costruzioni, il progettista deve valutare con attenzione i criteri di progettazione dell’attacco a terra per prevenire l’accumulo di radon negli ambienti interni. In questo quadro, anche la ventilazione meccanica controllata (VMC) può costituire una parte integrante della strategia di mitigazione.

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