
Recupero dei seminterrati a uso residenziale: quadro normativo, implicazioni tecniche e rischio radon
Il recupero dei seminterrati con cambio di destinazione d’uso rappresenta una delle sfide più interessanti per architetti, ingegneri , geometri e periti edili impegnati nella rigenerazione urbana. In Lombardia, e in particolare a Milano, la normativa regionale e comunale ha aperto nuove possibilità di trasformazione di spazi tradizionalmente marginali — come cantine e magazzini — in ambienti abitativi. Questa opportunità, se gestita correttamente, consente di valorizzare il patrimonio edilizio esistente, ridurre il consumo di suolo e rispondere alla crescente domanda di residenze in contesti urbani consolidati.
Quadro normativo
Il recupero dei vani e locali seminterrati è disciplinato in Lombardia dalla L.R. 7/2017 e successive modifiche, che hanno introdotto la possibilità di trasformare spazi originariamente destinati a funzioni accessorie (magazzini, cantine, depositi) in unità residenziali, commerciali o terziarie. Più recentemente, la L.R. 20/2024 (“Salva Casa Lombardia”) ha aggiornato il quadro normativo, armonizzando le regole con il decreto nazionale “Salva Casa”.
Requisiti tecnici e igienico-sanitari
Perché un seminterrato possa essere destinato ad abitazione, devono essere rispettati alcuni requisiti fondamentali:
- Altezze minime interne: 2,70 m per locali abitativi, riducibili a 2,40 m per spazi accessori.
- Illuminazione e aerazione naturale: presenza di finestre o bocche di lupo sufficienti a garantire salubrità.
- Rapporto aeroilluminante: conforme ai parametri del regolamento edilizio comunale.
- Protezione dall’umidità: impermeabilizzazione delle pareti controterra e sistemi di ventilazione meccanica.
- Sicurezza antincendio: rispetto delle norme di compartimentazione e vie di fuga.
Radon e salubrità degli ambienti
Uno degli aspetti più delicati nel recupero dei seminterrati è la presenza di radon, gas radioattivo naturale che può infiltrarsi negli ambienti interrati attraverso il terreno e le fondazioni.
- Rischi per la salute: l’esposizione prolungata a concentrazioni elevate di radon è correlata a un aumento del rischio di tumore polmonare.
- Normativa: il D.Lgs. 101/2020 recepisce la direttiva europea 2013/59/Euratom e stabilisce valori limite di concentrazione (300 Bq/m³ per ambienti abitativi e di lavoro).
- Soluzioni tecniche:
- Ventilazione naturale e meccanica controllata.
- Barriere anti-radon sotto le fondazioni.
- Depressurizzazione del suolo e sistemi di aspirazione.
- Monitoraggio periodico con strumenti certificati.
Per i tecnici, la valutazione del rischio radon è ormai parte integrante della progettazione: non basta garantire altezze e illuminazione, ma occorre certificare la qualità dell’aria e la sicurezza radiologica degli ambienti recuperati.
Procedura amministrativa
Il professionista incaricato deve:
- Presentare una SCIA o, nei casi previsti, una comunicazione di mutamento d’uso senza opere.
- Allegare una relazione tecnica asseverata, che dimostri il rispetto dei requisiti igienico-sanitari e urbanistici, inclusa la valutazione del rischio radon.
- Coordinarsi con il SUE/SUAP del Comune di Milano, utilizzando la modulistica dedicata.
Il recupero dei seminterrati a uso residenziale è oggi una pratica consolidata e incentivata dalla normativa lombarda. Tuttavia, la vera sfida per i tecnici è integrare la progettazione edilizia con la gestione del rischio radon, garantendo ambienti non solo abitabili, ma anche sicuri e salubri.
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