IL GAS RADON NELLE CASE UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA DOPO LA PANDEMIA COVID-19

In Italia il nuovo decreto n.101/2020, ha imposto che tutti i fabbricati sia ad uso abitativo, che quelli destinati a luoghi di lavoro, vengano monitorati per accertare la presenza del gas radon con concentrazioni superiori ai 300 Bq/m3. La competenza spetta ai geometri, architetti, ingegneri iscritti all’Albo professionale che abbiano seguito un corso specifico di formazione di 60 ore.

Il gas radon una nuova consapevolezza per gli italiani dopo il Covid-19

La pandemia ha posto l’accento sull’aspetto salute e la qualità degli edifici. Le scelte degli italiani in riferimento alla scelta della casa si concentra molto sugli aspetti legati al benessere, al confort, ai materiali edili non nocivi e l’ultima consapevolezza è legata ad accertarsi sulle concentrazioni del gas radon negli ambienti domestici e nei luoghi dove si lavora, rappresentando questo un notevole pericolo per la salute, provocando il cancro del polmone.

La gran parte del gas radon presente negli edifici proviene dal suolo sul quale sono costruiti. Può penetrare attraverso le fondazioni, le spaccature che si formano lungo le tubature, le canne fumarie, i pozzetti di ispezione, le giunture tra i muri o pervenire dai materiali da costruzione quali argille, granito, tufo, porfido, basalto, pietre laviche, pozzolane; oppure cementi di origine pozzolanica, dall’impianto idrico, o dall’aria esterna che attraverso le porte e finestre, raggiunge ogni parte dell’involucro edilizio. La concentrazione di radon indoor è più alta se l’abitazione si trova su un terreno granitico o vulcanico, su terreni ricchi di tufo, oppure dove le fondamenta poggiano direttamente sul terreno, ma può risalire anche tramite botole, scale e canne fumarie. In Italia, la lava del Vesuvio, la pozzolana, il peperino del Lazio e il tufo della Campania, sono ad alto rischio radioattivo.
Anche le rocce magmatiche, in modo particolare i graniti rossi, rosa e viola, i prodotti di scarto di gesso, cemento, calcestruzzo, pietra pomice e roccia basaltica possono essere contaminate.
Il trasporto del radon all’interno di un edificio avviene per semplice diffusione oppure per “effetto camino”, dovuto alla differenza di pressione tra l’esterno e l’interno. Inoltre, differenze di temperatura, e quindi di pressione, tra i vari piani dell’edificio fanno sì che il radon dai livelli più bassi arrivi a quelli più alti, con un peggioramento durante l’inverno a causa del riscaldamento o le correnti ascensionali di canne fumarie e di sistemi di aspirazione collocati in bagno e in cucina. Per proteggersi dal gas radon è opportuno non fumare in casa, aumentare il flusso di aria aprendo le finestre oppure usando ventole e prese d’aria. Anche la sigillatura delle crepe nei pavimenti e nelle pareti, con intonaco, mastice o altri materiali ideati per questo scopo, possono respingere l’ingresso del gas radon. La variazione del riscaldamento e della ventilazione interna nonché le condizioni del tempo, danno luogo ad ampie fluttuazioni del livello di radon indoor, rendendo necessario un monitoraggio annuale per valutare le concentrazioni. In linea generale, l’affluenza di radon indoor è più alta di giorno e d’inverno più che d’estate, i livelli di concentrazione variano da un edificio ad un altro, anche se vicini e aventi una tipologia similare. Indipendentemente dall’età, dal tipo di costruzione o dall’ubicazione dell’immobile, l’unico modo per verificare le affluenze del radon negli ambienti chiusi è quella di eseguire le misure con appositi rilevatori. Il problema è differente per gli edifici nuovi, dove con azioni preventive si possono ridurre i rischi e limitare i costi, intervenendo ad esempio nella predisposizione dei piani urbanistici, nella fase di progettazione, monitorando il terreno anche dopo lo scavo delle fondazioni, isolando l’edificio dal suolo mediante vespai o pavimenti galleggianti ben ventilati, impermeabilizzando i pavimenti e le pareti delle cantine con guaine isolanti, evitando collegamenti diretti con interrati o seminterrati.
Per acquisire i dosimetri è opportuno rivolgersi ai laboratori, che soddisfano i requisiti stabiliti a livello nazionale e che effettuano le misurazioni secondo procedure standard. Saranno questi a fornire le indicazioni per la misurazione del radon negli ambienti chiusi. Se le concentrazioni superano i 300 Bq/m3 è necessario rivolgersi ad un tecnico iscritto all’Ordine dei Geometri, Ingegneri o Architetti e accertarsi che abbiano seguito un corso specialistico di 60 ore per esperti in interventi di risanamento gas radon, chiedendo di esibire il titolo che lo autorizzi ad intervenire nella mitigazione del gas negli edifici.



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